8 Marzo per non dimenticare

Prima di tutto bisogna sgomberare il campo da fantasiose versioni e leggende metropolitane e dare il giusto valore alla storia ed alle lotte delle lavoratrici e dei lavoratori.
L’episodio, di pura fantasia, fa risalire la festa dell’8 marzo ad una tragedia accaduta nel 1908 all’interno dell’industria tessile Cotton di New York dove lavoravano centinaia di donne per il confezionamento delle camicie. Nei giorni precedenti all’8 marzo le donne erano entrate in sciopero per protestare contro le inumare condizioni di lavoro. L’8 marzo il proprietario dell’industria, Mr. Jhonson, blocco le porte per impedire alle donne di uscire a manifestare per strada costringendole a restare a lavorare. Scoppiò un incendio e la fabbrica prese fuoco. Le donne asserragliate dentro non poterono uscire e ben 129 operaie morirono bruciate. In ricordo di questa tragedia si volle ricordare l’8 marzo come giorno di lotta a favore delle donne.
Questo episodio non è mai avvenuto, si tratta di una invenzione dal valore simbolico, in quanto nel novecento degli Stati Uniti vi erano stati episodi simili che hanno portato ad una presa di coscienza sul lavoro delle donne. La giornata della donna, pertanto, non trae origine da questo episodio.


Comincia una nuova storia

La storia per i diritti della donna ha un preciso riferimento nelle lotte dei movimenti socialisti europei e americani. La dimensione mondiale del fenomeno tendeva a superare i diversi paesi in quanto i problemi dei lavoratori erano strettamente legati fra loro.
Nel 1864 viene costituita la prima Associazione Internazionale dei Lavoratori, meglio conosciuta come Prima Internazionale che fu caratterizzata dalla convivenza di diverse correnti ideologiche quali socialisti, marxisti, mazziniani, anarchici che per primi ruppero questa alleanza cui seguì l’uscita dei mazziniani.

A Parigi, nel 1889, veniva fondata dai partiti socialisti e laburisti europei la II Internazionale che iniziò a promuovere una serie di discussioni e confronti in diversi Congressi.
A Stoccarda, grande città industriale della Germania, la futura regione del Baden-Württemberg, si svolse dal 18 al 24 agosto del 1907 il VII Congresso della II Internazionale socialista cui parteciparono 884 delegati di 25 nazioni. Vi erano i maggiori dirigenti socialisti del tempo come il francese Jean Jaurès, i russi Lenin e Martov, i tedeschi Clara Zetkin e Rosa Luxemburg e August Bebel.
Gli argomenti del congresso furono l’atteggiamento da tenere in caso di una guerra europea (che poi scoppierà per davvero nel 1914 e provocherà la dissoluzione della stessa organizza-zione), il colonialismo e - per la prima volta - la questione femminile e sulla rivendicazione del diritto di voto alle donne. I partiti socialisti si impegnavano a «lottare energicamente per l’introduzione del suffragio universale delle donne».
Era un grande passo in avanti considerando che nel ventennio precedente, anche nel nascente movimento socialista, e ancor prima nel movimento mazziniano, le donne erano escluse dalla partecipazione attiva della società e relegate al ruolo del focolare domestico di casa e famiglia.
Terminato il Congresso le donne presenti proseguirono nei due giorni successivi organizzando la prima Conferenza internazionale delle donne socialiste, costituendo un ufficio delle donne e nominando Clara Zetkin segretaria con la direzione della rivista "Die Gleichheit" (L’uguaglianza) quale organo dell’Internazionale socialista delle donne.

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