Parola ai soci: Paola Favarano

Difficile dare un’unica definizione di Paola e del suo impegno. È certamente una delle persone che appartiene alla categoria degli “infaticabili”, nel senso che fa e inventa mille iniziative. Il suo ruolo di Responsabile del CFA MWH Academy, lo scrivere libri, i corsi di aggiornamento, la carica di presidenza in SOFiA (comitato donne di AiFOS), le sue mille idee. Insomma è difficile condensare la sua versatilità in poche righe. E la sua attività pare non fermarsi...

Partiamo dall’attualità: sei stata recentemente nominata Presidente di SOFiA, il rinnovato Comitato donne di AIFOS. Puoi raccontarci come nasce il Comitato?

Il Comitato SOFiA coinvolge tutti i soci AiFOS e si propone di promuovere nelle attività dell’Associazione (in modo sempre più convincente ed incisivo) la ricerca ed attuazione di misure di formazione e prevenzione pensate anche del punto di vista femminile. L’idea è quella di amplificare il valore di quella ‘saggezza’ che è insita nel significato etimologico del sostantivo greco Σοφία e che vuole essere, appunto, ‘specchio’ (come la parola SOFiA lo è dell’acronimo AiFOS) capace di riflettere e far riflettere sulle attività da intraprendere per una corretta adozione della salute e sicurezza sul lavoro declinata anche da questo punto di vista.

Orgogliosa?

Credo molto nel progetto. Le posizioni femminili sono sempre state considerate “minori”: invece adesso si sta portando avanti una valorizzazione che punta ad accogliere punti di vista diversi e complementari per gestire le problematiche più attuali. SOFiA nasce come ‘risposta’ per toccare 3 focus:

  • La saggezza nel gestire il fragile il precario equilibrio stress e benessere, che si traduce nell’attenzione a preservare il delicato funambolismo della donna, poliedrica protagonista nella famiglia, nel mondo del lavoro e nella società.
  • La saggezza nel valutare i rischi delle attività lavorative in base alle peculiarità del punto di vista femminile: professionalità specifiche, rischi specifici, ambienti di lavoro specifici, ecc impongono un’attenzione diversa e focalizzata.
  • La saggezza del valorizzare il ruolo educativo della donna alla prevenzione e alla salute nella famiglia, nella scuola, nella quotidianità, perché la cultura del comportamento sicuro sia diffusa e basata su valori forti.

Non a caso, per la tua prima uscita pubblica in veste di Presidente del Comitato SOFiA avete realizzato un’iniziativa proprio l’8 marzo nella giornata delle donne. Come è andata?

In occasione della giornata dell’8 marzo, dedicata alle donne, con AiFOS e altri partner abbiamo organizzato a Milano un gran bel convegno atipico: ritengo che l’occasione sia stata utile per “aprire” una sorta di scatola, qualcosa di cui c’era bisogno, ma in cui nessuno aveva usato cimentarsi. C’erano l’arte, il coinvolgimento, l’impatto emotivo. Insomma, un grande lavoro di progettazione e coordinamento che ha dato (e darà) frutti.

Un caso che nello stesso periodo uscisse anche il nuovo numero de “I Quaderni della sicurezza” dedicato alle donne?

Ovviamente no. Fa parte di quella pianificazione a cui ho accennato. Tengo a ricordare che nel numero si è scelto di proporre anche uno scritto di Valeria Solesin, la ricercatrice italiana deceduta al teatro Bataclan di Parigi il 13 novembre 2015, con evidente e convinta volontà di rendere un omaggio all’intelligenza femminile. La Solesin aveva significativamente intitolato “Forza ragazze, al lavoro!” il suo pezzo nel quale parlava delle differenze culturali fra Francia Italia che impattano negativamente sul ritorno nel mondo del lavoro dopo la maternità, soprattutto nel nostro Paese.

Hai una formazione in psicologia del lavoro e una specializzazione in coaching breve e strategico. Quali elementi ritieni fondamentali trasmettere alle persone in relazione alle tematiche di sicurezza e, in particolare, nella gestione dello stress?

Sono convinta della necessità di proporre alle persone un modo di intervenire strategico per superare i propri stress. Molto spesso, infatti, anche in ambito lavorativo le persone sono propense a considerare la propria situazione di disagio come dipendente da altri: invece, saper guardare le cose in maniera diversa per affrontarle, è la chiave per superare certe difficoltà. Insomma, in generale sarebbe opportuno non ricercare solamente la responsabilità di “chi è la colpa delle cose” che accadono, ma semmai il “come far fronte al problema”.

Jovanotti in una canzone diceva "Smettere di lamentarsi"...

Smettere di lamentarsi è un bello slogan. E poi guardare ai problemi in modo diverso e diventare elementi attivi per superarlo.

E tu per farlo proponi anche elementi di pensiero laterale, vero?

Sono una trainer certificata del metodo dei “6 cappelli per pensare” di Edward De Bono, che esalta la possibilità di apprendere un metodo per essere più creativi nella risoluzione dei problemi e la possibilità di uscire dalle nostre trappole modificando il proprio punto di vista e guardando in modo non razionale alle cose. La sicurezza non può continuare ad essere trattata in modo razionale e tecnico per smuovere le leve emozionali necessarie al cambiamento.

Riscontri?

Uno dei motivi per cui collaborare con AiFOS mi rende orgogliosa è l’opportunità di incontrare persone “creative” intendendo la loro capacità di elaborare soluzioni nella pratica del risolvere i problemi legati alla diffusione della prevenzione sul lavoro.

E come applichi questo nel tuo lavoro?

Grazie allo spirito fortemente innovativo di MWH, multinazionale di progettazione ingegneristica di cui MWH Academy è l’emanazione e che, non a caso, vede più del 50% della forza lavoro costituita da donne, ho la possibilità di applicare nei progetti di formazione dedicati ai nostri clienti, soluzioni sempre molto pratiche ed efficaci. Peraltro, puntiamo a valorizzare metodologie creative e coinvolgenti, orientate soprattutto a dare valore alla sicurezza nella nostra quotidianità, ossia essere lo strumento per tornare a casa sani e salvi dai nostri familiari.

Per non farti mancare nulla hai anche pubblicato alcuni contributi sui temi della formazione alla salute e sicurezza, vero?

In questi anni ho avuto la possibilità di contribuire a due libri: Il manuale per la formazione alla salute e sicurezza, un testo a mia firma che si rivolgeva soprattutto agli RSPP per aiutarli a progettare interventi formativi efficaci e, più recentemente, Management della formazione (a cura di Massimo Soriani Bellavista e Anna Faggin) in cui si parla di gestione della formazione aziendale, dove un capitolo è dedicato ai piani di formazione alla salute e sicurezza. Il mio obiettivo è raggiungere coloro che nelle aziende costruiscono le strategie di sviluppo per integrare gli obiettivi di sicurezza agli obiettivi strategici di business.

Qual è il tuo sogno in tema di salute e sicurezza sul lavoro?

Il mio è un sogno a “doppio zero”: zero infortuni e zero morti sul lavoro. Ma è una sfida che richiede tanta energia e tanto impegno quotidiano da parte di tutti e su fronti diversi: culturale, organizzativo, personale.